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                                                                                             VISITA NEWS: Franca& Ralf 
                                                                                             
1) VIDEO Libyan - Challenge - report 
                                                                                                                         





Il Magraid 2008: gara a tappe con un retrogusto dolcissimo

Oggi correndo i 17 km della corsa domenicale di Bure in provicia di Verona, con 30° all’ombra e un tasso considerevole di umidità, il mio pensiero è andato nuovamente all’ esperienza del Magraid 2008.

Mi sono soffermata sul fatto che, come tutti i pionieri, noi Magraider allora non immaginavamo prima, né apprezzavamo subito dopo il significato sportivo, umano dell’ impresa.

Il Magraid è un’ esperienza che cresce dentro e ti arricchisce.

A distanza di tempo, avendo maturato e riletto a ritroso la storia di quei giorni, posso tranquillamente dire che è stata un’ impresa unica per il nostro territorio nazionale. Basta andare oggi sul sito della manifestazione e leggere le pagine del Guest book per rendersene conto. Noi tutti Magraider 08 stiamo già aspettando la prossima edizione .

Mi sembra inoltre doveroso sottolineare che gli organizzatori in primis sono stati in qualche modo abili nell’ intuire un’ esigenza e bravissimi nel realizzarla. Noi, curiosi e aperti a farci travolgere dalla natura coinvolgente dei Magredi e dal suo retrogusto dolcissimo.

Franca Mineo
03/08/08

                                                           ****



ECOMARATONA DEL VENTASSO, OVVERO  IL RICHIAMO DI ROGER RABBIT


ttp://www.ecomaratonadelventasso.it 






Così come il mitico coniglio non riusciva a resistere al richiamo di un famoso ritornello: ta- ta- ta- ta, allo stesso modo noi non abbiamo resistito al richiamo del Ventasso: così, ormai sotto data, ci siamo iscritti a questa bellissima manifestazione.

Dopo aver raggiunto in moto la località, una volta lasciata l’ autostrada a Regio Emilia, passando per piacevoli paesaggi dell’ Appennino Emiliano, Busana ci accoglieva sabato pomeriggio nel suo splendore. Ritirati i pettorali scambiamo le solite chiacchere in Piazza, dove incontriamo subito Ivan ( vincitore assoluto del Magraid 2008 ) e gli amici dell’ atletica Lupatotina. L’ aria qui su, rispetto alla pianura, è frizzante e se il tempo tiene, anche la gara del giorno dopo, si prospetta interessante.

Abbiamo puntato la sveglia alle 6.30 per poterci preparare con calma. Correremo entrambi con lo zaino: la Eco di quest’ anno, puramente un allenamento.
Si parte puntuali alle 8.30 sotto un cielo dove le nuvole si alternano agli spazi di blu. Si spera il tempo tenga e non faccia sorprese in quota. Infatti si arriva dopo aver oltrepassato il mitico “Tirone”, quota 1500 Mt.
Purtroppo io già a chilometro 7 capisco che per me oggi non è giornata. Faccio una fatica terribile ed il fiato è corto. Sono dibattuta sul da fare. Certo in qualche modo alla fine si arriva sempre, ma già ora questa fiacca. Sono demoralizzata. In effetti non sarei dovuta neanche venire. Non me la sento di andar oltre e percorrere i ¾ della gara bofonchiando!
Mentre borbotto e parlo a voce alta .tra me e me, arrivo alla svolta del chilometro 12, ripassando da Busana paese. I primi 900 mt di dislivello mi hanno atterrato e non ho intenzione di stare 7 ore, se basta, in giro solo per concludere. Mi fermo.

Faccio la doccia e in pace con me stessa aspetto gli atleti e gioisco con ognuno di loro l’ arrivo. In questo modo uno dopo l’ altro li vedo sfilare. Dopo 5 ore e 03 minuti ecco Ralf passare il traguardo. La Eco del Ventasso anche quest’ anno durissima e bellissima.

Anche quest’ anno clima quasi ideale, organizzazione perfetta, il “tirone” immutabile e..... ta – ta – ta – ta- ta – taaaa!

Tanti saluti da Roger Rabbit e arrivederci al 2009 ; - )

                                                                                  


                                                                                           ****



PISTOIA - ABETONE 2008: IL SAPORE DELLA SFIDA II

Alla Pistoia – Abetone sapevo di tornarci. Sapevo anche che, per fare un buon tempo, ovvero migliorare le 6.26 dell’ anno passato, avrei dovuto fare un allenamento specifico. Ovvero lunghe corse in salita.

I buoni propositi ce li avevo, solamente che, così come spesso succede, si viene soprafatti da 1000 altri fattori contingenti e si arriva in prossimità della gara con la consapevolezza che, si poteva fare di meglio.
Nei primi sei mesi di quest’ anno infatti gli appuntamenti sono stati tanti e spinti dall’ entusiasmo abbiamo partecipato già a diverse gare. Certo la Pistoia – Abetone è un classico, una bella corsa e l’ organizzazione è impeccabile.
La decisione definitiva di prendere il pettorale l’ abbiamo presa quando Sabrina, una cara amica del nostro gruppo podistico, maratoneta da diversi anni, decide anche lei di “lanciarsi” in questa avventura.

Certo come prima 50 non c’è male! Nulla in confronto alla 50 Km di Romagna.

Così sabato pomeriggio partiamo in 4 accompagnati anche da Davide un altro atleta, dell’ atletica Md\alavicina, anche lui alla sua prima 50. Arriviamo a Pistoia e appena scesi dalla macchina ci rendiamo subito conto quale sarà il leitmotiv della gara: caldo, caldo e ancora caldo!
Pensavamo: per fortuna la partenza è prevista alle 7.20. Questo ci permetterà di fare una 20ina di chilometri ancora con temperature decenti…..
L’ indomani partivamo con il termometro che segnava 23° e già dopo 4 chilometri affrontando la prima salita in direzione del traguardo delle Piastre, sapevamo che la prudenza sarebbe stata d’ obbligo.

Per fortuna i ristori abbondanti, gli spugnaggi, le docce, le fontane, tutto questo ha aiutato noi atleti ad affrontare lo sforzo. Traguardo dopo traguardo, ristoro dopo ristoro; Ralf e Davide davanti a me e Sabrina dietro. Ognuno seguendo il suo ritmo.
Da chilometro 35 fino all’ arrivo su per i tornanti, cercando di tagliare le curve e cercando l’ ombra. Pur non avendo in funzione il cronometro, la batteria mi aveva abbandonato già verso chilometro 25, sapevo di stare indietro rispetto al tempo del 2007. Eppure la salita quest’ anno ero riuscita a correrla per tratti più lunghi e le pause di marcia erano diminuite!

L’ unica spiegazione era il caldo: sì, mi aveva praticamente tagliato le gambe ed il fiato.

Taglio il traguardo (6.41) ad una manciata di secondi davanti alla 15° donna ( l’ ultima premiata). Ralf (5.41) e Davide (5.21) mi aspettano sorridenti. Mentre torno dalle docce incrocio Sabrina (7.08). Ce l’ ha fatta ! sono contenta per lei che è arrivata in fondo.

Forse quest’ altro anno sarà dei nostri, forse anche lei troverà un valido motivo per una gloriosa replica, avendo assaporato il sapore della sfida.



                  





                                                                                           ***




   
CAMPO BASE 2008

 
Correndo nella steppa "MAGRAID" 20-22/06/20

Magraid
.... ww.magraid.it 



Da domenica 22 sono un “MAGRAIDER”.

E oggi sono qui pronta a raccogliere le idee con l’ intento di trasmettere le emozioni provate durante le tre tappe, attraversando questo territorio aspro e struggente, arido ma allo stesso tempo ricco; un territorio pieno di contrasti.

Parallelamente Il mio pensiero và invece ai miei primi 5000 mt di tanti anni fa e al tentativo di correrli tutti, in una tappa unica… Da allora, ad oggi le cose sono cambiate e molti sono i 5000 che ho percorso. Il Magraid comunque è sinonimo per me di una tappa personalmente importante: la mia prima gara scelta, decisa e percorsa senza condividerla con Ralf, fin’ ora compagno parallelo di tutte le mie sfide.

Questa bellissima avventura lunga 50 miglia ha visto prendere il via venerdì 20 Giugno, dopo il breafing tecnico e la consegna dei pettorali, una volta raggiunto il campo base allestito presso il Parareit di Cordenons.
Sì, avevo la fortuna di essere una dei ca. 40 atleti, di cui 5 donne, coinvolti in questa manifestazione da una presentazione originale e dal titolo accattivante. Avevo raccolto la sfida: vivere il deserto al Nord Est e conoscere la natura selvaggia nel cuore del Friuli.
Questa spero la prima di una serie di fortunate repliche. Perché credetemi : ne vale la pena!

Il territorio e sicuramente il clima quest’ anno l’ hanno fatta da padroni. Già venerdì pomeriggio durante la prima tappa, partendo dal comune di San Quirino, saggiavamo il percorso sterrato, sfiorando il Magraid solo marginalmente. Tanto quanto basta per capire cosa ci avrebbe aspettato il giorno successivo. Per me la prima tappa si concludeva, avendo raggiunto il 2° posto del podio femminile, sorprendentemente bene.
Dopo una notte trascorsa relativamente tranquilla il giorno dopo eravamo tutti preoccupati per le temperature elevate ed il rischio disidratazione. Bere, bere e ancora bere. Un imperativo assoluto per tutti noi.

La tappa Marathon di Sabato 21 si può dire è stata davvero una corsa in condizioni desertiche, con temperature di picco attorno ai 42° al sole e a tratti con un leggero vento. Per fortuna l’ organizzazione aveva allestito dei ristori aggiuntivi dove noi atleti oltre a ricevere acqua a volontà, a richiesta, venivamo letteralmente “docciati” dai volontari, che benevolmente ci rifocillavano bagnandoci dalla testa ai piedi. Io proseguivo cauta insieme ai mie compagni Giuliano, Pietro e Paolo. Ogni ristoro si faceva il pieno, ci si bagnava, si proseguiva agognando l’ arrivo, il campo base, la birra fresca!
Per me era chiaro che le 6 ore preventivate non erano ormai realizzabili. Altrettanto chiaro era per me il fatto che, comunque sia, sarei arrivata. Comunque sia, la lezione della Libia l’ avevo imparata. Avevo imparato che, in questo tipo di gare, spesso non conta il cronometro, bensì l’obiettivo ed il suo raggiungimento.

Con questa filosofia riuscivo ancora a trascinare intorno a chilometro 30, dopo un’ ora di sosta, un atleta fondamentalmente in cerca di motivazione. Gli dicevo: dai, non mollare!! Guarda che te ne penti. E ancora:<<Se ti sbrighi, ripartiamo insieme>>. Certo l’ incitamento gli è costato una birra, ma credo che anche per lui sia valsa la pena di arrivare in fondo. Io chiudevo la tappa in 7ore e 42 minuti, perdendo in questo modo il 2° posto in classifica.
La sera a cena ( tra l’altro sottolineo che al campo si è mangiato benissimo), dopo la doccia, i commenti di noi atleti completavano il quadro delle sensazioni provate, dei paesaggi attraversati, della steppa, dei suoi carriarmati arrugginiti, di chi aveva allungato il percorso sbagliando e del tanto caldo sofferto.

Il giorno dopo le mie sensazioni da una parte testimoniavano una fiacca incredibile e dall’ altra la consapevolezza che, in un paio d’ ore, tutti gli sforzi sarebbero stati coronati dall’ arrivo definitivo e dalla giusta conclusione.
Si parte questa volta da Zoppola e si risalgono le risorgive attraversando diversi guadi. Vi posso assicurare uno spasso! Correre nel letto di un torrente in piena prima e più a monte in secca deve essere provato! Correre sui ciottoli non è facile e si è sempre a rischio storte. Correre avendo già oltre 60 chilometri nelle gambe alla fine ti consuma. Alla fine ecco il traguardo e la consapevolezza che, tutto ormai è storia. Storia questa bellissima prima edizione. Storia i suoi partecipanti, gli organizzatori e le premiazioni:
Domenica 22 Giugno si è conclusa la prima edizione del MAGRAID 2008, gara a tappe nella steppa friulana, laureando a pieni voti tutti NOI e invitando all’ edizione 2009 tutti VOI!!

                                 
                                  1° TAPPA - 20/06 
                                  Franca / Marzia / Milena


     

II tappa / 40 Km ca.
3° classificata - H. 7.42.37



             


                         

                   PREMIAZIONI  2° TAPPA


                   ...SONO CONTENTA DI AVERVI DETTO AL MOMENTO GIUSTO LA FRASE GIUSTA..!


MAGRAID "NON MOLLARE MAI"

Ciao, all'organizzazione e tutti gli amici d'avventura.
E' passata una settimana, ma sembra ieri, dalla presentazione della gara, sono ancora quì che penso a quello che ho fatto e continuo a raccontare a tutti di quei tre giorni trascorsi meravigliosamente, di fatica, sofferenza e gioia che porterò sempre nel mio cuore.
Ringrazio e saluto tutta l'organizzazione che è stata splendida e mi ha fatto conoscere un'angolo dell'Italia meraviglioso e indescrivibile.
Saluto tutti i Magraider che con me hanno condiviso questa indimendicabile e bellissima avventura.
Un particolare ringrazionento devo farlo alla Franca che al ristoro della tappa Marathon, circa al 27 km, avevo deciso di chiudere lì la gara ma Lei quanto mi ha visto seduto sulla panca, con due parole "NON MOLLARE" mi ha colpito nell'orgoglio, visto che è il mio motto che porto scritto su gran parte delle maglie da corsa, a quel punto mi sono rimesso le scarpe e sono ripartito "mi sentivo rinato".
Un'altra frase che mi a colpito della Franca, "Guarda che te ne penti" effettivamente a mente fredda aveva ragione perchè se non l'avessi finita ora sarei quì a mangiarmi le mani.
Queste due affermazioni mi hanno fatto capire che queste gare vanno corse solo per raggiungere il traguardo e non bisogna guardare l'orologio.
Un saluto particolare và all'amico Savino e campagno di avventura "Sei stato un grande".
Abbraccio tutti e arrivederci alla prossima edizione 2009.
P.S. Per l'organizzazzine, la promessa a fine gara di tattuarmi in simbolo della gara "occhione" si stà per avverare, anche perche è un uccello che caratterialmente mi somiglia.

Luigi Fierro | 27/06/2008 22.03.08

                                   
.... un grazie speciale a te!! Senza il tuo incoraggiamento mi sarei fermato al 25!!
S
aluti a Super Ralf.

Paolo Badin 30/06

                                                                                           *****



Ciao ragazzi,

voglio presentarvi una bellissima, nuova sfida che ho terminato ieri con soddisfazione.
La mia prima 24 ore, questa volta conclusa, si è svolta sabato e domenica intorno al Lago di Serraia a Baselga di Piné.

Vi posso davvero consigliare questa gara tosta, con tratti di saliscendi brevi, ma alla lunga impegnativi.
La gara è ben organizzata e vengono messi a disposizione anche dei letti per dormire. I ristori sono abbondanti e vari (con mia grande gioia erano forniti di birra, Wurstel e pasta calda). Alla partenza prevista per il sabato alle ore 15.00, seguiva un percorso intorno al lago di Serraia di 4.020 metri. L'ultima ora della gara invece si svolgeva intorno il "campo base" in un circuito di 1km.

Inizialmente per me è andato tutto bene e ho corso tranquillo facendo ca 9 km all’ ora. Poi verso le ore 03.00 di domenica mattina a seguito di una forte stanchezza, ho deciso addirittura di andare a dormire per un paio di ore. Successivamente dopo il cambio dell' abbigliamento (tengo a precisare che durante le 24 h ha quasi piovuto in continuazione, con temperature la notte intorno a 7-8 gradi) ho continuato la mia avventura fresco “come una rosa”.
Il mio obbiettivo era di portare a termine la gara e visto che le piccole salite si facevano sentire ;-( , di raggiungere almeno 150Km.
Il mio miglior tempo della gara è stato registrato durante le ultime due ore. Dopo un rifornimento con una bella birra alla spina in una mano ed un Wurstel grande nell'altra, sono tornato sul percorso come un “drogato”. Questo, mi ha dato un' immensa carica e ho tenuto nell' ultima ora un ritmo fra 12 e 13 km/h.
Alla fine ho raggiunto l' ottavo posto con ca. 159Km, entrando in classifica!!
Sono tornato a casa stanco ma felice e posso davvero consigliare a tutti quelli che amano la corsa in natura lontano dal traffico, vicino ai boschi della montagna ad un altitudine di 1.000metri, intorno ad un bellissimo lago, questa avventura. Un bravo particolare và agli organizzatori che, non mancando di professionalità, curano la manifestazione in maniera impeccabile e molto familiare.

Ralf

dunque…  e Mai Zeder ( mai mollare!)! 

    www.maizeder.it     


8° ELLENBERGER RALF:  159,265 kM



 
***

il Passatore 2008: una piccola grande rivincita




Il passatore è l’ appuntamento obbligatorio per ogni ultramaratoneta.

Almeno una volta nella vita, ma tanti sono quegli atleti che vantano partecipazioni decennali, bisogna aver attraversato la via faentina che collega Firenze a Faenza, passando sull’ Appennino Tosco - Emiliano e scollinando al passo Colla (913mt).
Già diversi anni fa, esattamente nel 2004, mi ero trovata a far assistenza a Ralf al suo primo Passatore. Io in macchina a seguirlo e supportarlo. Ero rimasta semplicemente scioccata dalla gara, dalla lunghezza, dal traffico. Le macchine che seguono gli atleti, le biciclette, i motorini, i camper: di tutto!! Una gara assurda.

Da allora sono passati diversi anni e io nel frattempo sono diventata un' ultramaratoneta. I 100 km li ho fatti gìà diverse volte. Correre per molte ore non mi spaventa, è solo una questione di ritmo, di allenamento fisico e mentale.
Al Passatore 2008 andiamo con un gruppo di Amici, trascinati dal gusto goliardico della “scampagnata”. Gli stessi amici di Boavista, gli stessi della Libia e speriamo quelli di chissà quante altre gare. La sera del venerdì si fa il pieno di carboidrati e si discute dei probabili piazzamenti del giorno dopo. Ci sembra scontato come distribuire le chiavi del Bed & Breakfast: Ralf e Roberto che arriveranno per primi, si aggiudicano le prime due e per l’ altra chiave a disposizione si farà la staffetta….
Per me questa volta l’ importante è arrivare. Le ultime due esperienze importanti ( Libyan Challenge e la 24 Ore del Delfino) non hanno avuto un esito positivo e anche alle ultime maratone ho fatto fatica. Certo la 100 è diversa e particolarmente il Passatore con il suo dislivello.
Sabato alla partenza incontriamo ancora Stefano Mistura del nostro gruppo podistico, così come altri amici del Runners Bergamo, e poi la Natalina Masiero, Luciano Morandin, Andrea dell' atletica Lupatotina e molti altri.

Si parte: il passo Colla a km 50 ci aspetta.

Al via alle ore 15.00 fa caldo e come sempre in questi casi, parto con calma cercando di non perdere di vista il nostro gruppo. Mentre tento di prendere il mio ritmo a chilometro 5 incontro Elena al ristoro. I ragazzi nel frattempo si sono dileguati... Lei ha qualche problema di digestione e accusa mal di stomaco. Le faccio forza e lentamente affrontiamo la prima salita verso Fiesole: dai Elena non mollare!
Fiesole, Saletta, Vetta le Croci: che traffico!! Abbiamo raggiunto chilometro 22 e ora inizia un tratto in discesa, lunga e piacevole all’ inizio, preoccupante più passano i chilometri.
Bisogna far attenzione a non forzare troppo e arrivare ancora freschi a Borgo S. Lorenzo: da lì iniziano i famosissimi 15 chilometri di salita con punte del 18% di pendenza fino a chilometro 50. Elena ora si è ripresa e sembra aver digerito gli spaghetti del pranzo! Facendo quattro conti, arriveremo a passo Colla verso le 22.00. Adesso dopo aver incontrato Sergio, rimasto indietro dopo lo sprint iniziale, corriamo in tre. Io devo concentrarmi e avere pensieri positivi. Mi ripeto: l’ importante oggi è arrivare.

Faccio il paragone con la Ultra degli Etruschi del novembre scorso e mi dico che va benissimo se arrivo a Faenza in 14 -15 ore. Al Passo Colla, credendo di non trovare il mio cambio, ho un attimo di panico. Poi invece tutto si risolve e indosso gli indumenti asciutti il più velocemente possibile, per continuare insieme ad Elena. È notte e i tornanti in discesa si affrontano con il frontalino cercando di tagliare le curve e schivare le macchine. Riacquisto fiducia e mi ripeto che l’ importante ora è non pensare ai chilometri che restano, bensì concentrarsi sulle porzioni già corse, commentandole positivamente: adesso ho corso più della metà . Siamo quasi a due terzi della gara, etc.
A chilometro 65 la svolta: ricevo una telefonata di Ralf che si trova a chilometro 73. Mi dice di non stare bene e di esser costretto a tratti a camminare. Cerco di fargli coraggio, gli dico di non mollare: al limite arriveremo a Faenza insieme. Il fatto di sapere che Ralf non è poi così distante mi da una carica incredibile e come un’ automa inizio ad allungare il passo. Lascio definitivamente dietro di me Elena, Sergio ed il gruppetto che si era formato. Devo raggiungere Ralf e arrivare insieme a lui a Faenza! Così curva dopo curva, saliscendi dopo saliscendi, incontro intorno a chilometro 80 ancora Angela Gargano e Gregorio. Li saluto, ma continuo ad allungare il passo. A chilometro 90, quando ormai penso di non farcela, Ralf mi chiama nuovamente: lui è a chilometro 93!
Ancora uno sforzo e a chilometro 95 lo vedo. Non posso farmi scappare quest’ occasione, e poi se mi fermo ora, cammino fino alla fine, perdendo le posizioni guadagnate.

Ralf mi guarda e forse intuendo i miei pensieri mi incita <<vai pure, non ti fermare. Vola, vola !>>.
Non me lo lascio dire due volte. Allungo il passo e affronto l’ ultimo rettilineo con un sorriso nel cuore: sì, questa per me oggi è una piccola, grande rivincita.

Franca & Ralf: arrivo a Faenza

**

      Pronti al via: Sergio, Roberto, Elena, Ralf, Danilo, Franca -  Firenze 31.05.2008

Classifica Boa Team:

1) Roberto Aldovini 11.21.45
2) Paolo Apicella 12.45.04
3) Danilo Piacentini 13.08.57
4) Franca Mineo 13.11.50
5) Ralf Ellenberger 13.21.21
6) Elena Nicosia 14.37.46
7) Sergio Valentini 15.33.33



                                      ***


NOVE COLLI RUNNING



Sono le 5 di mattina di sabato 17 Maggio quando suona la sveglia. La partenza è prevista per le 6..La moto l’ ho preparata già la sera prima, scegliendo con cura il necessario indispensabile per affrontare i 202 chilometri della Nove Colli Running.

Forte dei lunghi allenamenti e di una stagione praticamente mai finita, ho deciso di partecipare spinto dall’ entusiasmo, contento di rivedere tanti amici: i soliti “pazzi” del mondo delle Ultra!

In effetti intendo affrontare la gara come un allenamento. La speranza di trovare lo sponsor giusto e così poter partecipare in novembre all 555+ non mi abbandona e ho sicuramente bisogno di fare chilometri. Tutti quelli possibili e anche di più.
Che importa se ad inizio settimana, grazie al solito collega “untore” e stakanovista ho una laringite e sono sotto antibiotici. Tre giorni di risposo e aerosol e tutto si risolve, No?

Si parte. Sono contento del fatto che sia nuvolo e memore dei commenti di Roby sull’ edizione 2007, anche la pioggia non mi spaventa: sempre meglio del caldo torrido!
Arrivo a Cesenatico: bellissima città. Si respira aria di mare. Il canale, le barche ormeggiate. Peccato che Franca sia rimasta a casa! Dobbiamo tornarci insieme..

Al breafing incontro gli amici di sempre, Cesconetto Daniele, Bortolotto Gabriele, Andrea Di Giorgio; così come Angela Gargano ed il marito. Morandin Luciano, certo lui non manca mai.
Incontro anche con piacere tre francesi. Uno conosciuto alla Ultramaratona di Boavista 2006 ed una coppia conosciuta alla recente Libyan Cahllenge di marzo 2008! Che bello, che entusiasmo nella piccola, grande famiglia degli ultramaratoneti.

La partenza è prevista per le ore 12 e per le prime due ore il gruppo di testa deve seguire necessariamente, pena squalifica, la safety car. Alle 14 dopo il primo “mega” ristoro è prevista un’ altra partenza. Per questo primo tratto cerco di stare con il gruppo di testa viaggiando ad un ritmo di 5,30 al chilometro. Già da questi primi chilometri avverto segnali negativi dal mio organismo: oggi non è il giorno giusto! Dopo l’ effettiva partenza, la prima salita fino a raggiungere il picco “polenta” (305Mt). Il paesaggio è bellissimo e ancora una volta penso che è un peccato per Franca non essere qua… magari l’ anno prossimo la convinco…
Su e giù raggiungo Pieve di Rivoschio ( km 57), il picco Ciola ( km 70) e su fino al Barbotto. Il mio stomaco non riesce ormai da diverse decine di chilometri a tenere nulla. Appena mangio dò di stomaco, mi sento debole e sono cosciente che senza introdurre alimenti, non arriverò mai alla fine. Il Barbotto - malgrado tutto - è un’ esperienza entusiasmante! Sono ormai ca. le 11 di sera e la gente ai lati della strada ci incita, è una festa indescrivibile. L’ organizzazione offre ai ristori il ben di Dio, ma io non riesco a mandar giù niente: neanche la birra aiuta!! È la fine….

Devo mio malgrado fermarmi e inchinarmi davanti all’ evidenza che la nove colli runninig non è un allenamento, ma la Gara dell’ anno, un high light. Ricevo il diploma del traguardo intermedio ( due ore prima del cancelletto ufficiale). Cerco il primo albergo disponibile e vado a letto, cosciente di aver imparato la lezione.
Mi viene in mente il mio amico Roberto Aldovini “uomo di acciaio 2007”. Grande, grandissimo roby: chapeau, chapeau!

Il giorno dopo alle 7 telefono a casa e dò la notizia: << Sì, sì , ritirato al Barbotto! >> .<<No, ora dopo il passatore pausa assoluta! Al Cro Magnon neanche vado!!...>>.<< Se ne riparla verso novembre>> . Franca dall’ altra parte in silenzio annuisce, ben sapendo che già domani è un altro giorno ; - )

Ralf 18/05/08

                                  ***

                      
Maratona di Custoza mon amour


                                       

Come tutti gli anni la maratona di Sommacampagna è per noi un appuntamento fisso. Ci piace la partenza da Villa Venier, il percorso familiare con i suoi numerosi saliscendi, il periodo dell’ anno che coincide con i primi caldi, il bellissimo pacco gara fatto di prodotti di qualità e non per ultimo il pranzo completo al termine della fatica, dove una volta all’ anno per tradizione mangiamo la trippa.

Ma soprattutto per noi Sommacampagna significa maratona a coppie miste: l ‘ unica possibilità nell’ anno di percorrere la distanza insieme. Si parte sempre troppo baldanzosi e già a km 5, così dopo la salita a Custoza intorno a km 9 penso che casa nostra, non è poi così distante. L’ ulteriore salita verso S. Lucia ai Monti in direzione Valeggio, pur sopportando lo sforzo ancora bene, mi fa capire che si fa sul serio. Tutto liscio per la prima parte di ciclabile fino all’ altezza di Ponti sul Mincio: siamo già a km 26 e adesso la pista dal fondo sconnesso è dura da percorrere, per fortuna oggi il cielo è coperto e non come un anno fa!
Finalmente si torna indietro e dirigendosi verso Sanlionze ci avviciniamo a km 30 ed alla parte più dura, ma se ne hai ancora, anche la più bella!
Arrivati a Guastalla vecchia è ormai fatta, manca pochissimo. A km 39 Ralf ormai per tradizione si ferma al ristoro e chiede ai gentilissimi ragazzi (che visto ormai l’ ora del pranzo, non si fanno mancare nulla) di offrirgli un sorso di birra.
Oltrepasso con sollievo il cartello stradale che indica la magica parola: Sommacampagna. Il centro abitato e la discesa tra le case: ultimo chilometro.
Certo il ritmo di gara di Ralf è parecchio differente dal mio e spesso nella seconda metà gara i suoi incitamenti creano qualche tensione… comunque dimentico tutto una volta entrati a Villa Venier dove in fondo, tra gli incitamenti di Fabio Rossi, oltrepassiamo anche quest’anno mano nella mano l’ arrivo dopo 4 ore e 19 minuti.
Sommacampagna: per me la 31esima maratona e la 5° dell’ anno ed un buon allenamento per il Passatore di fine mese. Per Ralf la 73esima gara ed un bel lungo per la “Nove colli Running” di domenica prossima.
 
Franca & Ralf 11/05/08

                                 ***


Libyanchallenge : un conto aperto!

Il Libyanchallenge, è una gara molto dura, estrema. I 190 Km da superare attraversano il paesaggio bellissimo e surreale dell’ Akakus, regione meridionale desertica, in prossimità del confine con l’ Algeria.

190 chilometri in tappa unica con un dislivello +/- di ca. 2000Mt. con temperature medie diurne intorno ai 35°- 40° che di notte possono scendere anche a + 5°-10°. La difficoltà della gara consiste inoltre nel doversi orientare utilizzando i punti GPS dati a disposizione dall’ organizzazione. I punti di controllo, 9 + l’ arrivo finale, sono posizionati a una distanza di 20, fino a un massimo di ca. 26 Km uno dall' altro. In quei tratti spostandosi da way-point a way-point si è veramente soli con se stessi, soli con il deserto: tu ed il rumore del silenzio, tu ed il caldo che fa pulsare il sangue nelle vene, mentre con le labbra arse avanzi portando il peso dello zaino. Il GPS ed il roadbook sempre a portata di mano, come unica ancora di salvezza.

Durante la gara si attraversa ca. il 50%, il 60% di deserto sabbioso, dune di sabbia finissima come farina dorata. Segue un 30 % di deserto pietroso fatto da ciottoli lavici smossi, infuocati di giorno. Per il resto si corre su pista di terra battuta... Raggiunti i punti di controllo, per i partecipanti delle vere e proprie oasi, si cerca un posto dove riposare e trovar riparo sotto le tende. Si aspetta il turno e si riempie il camelback o si mangia qualcosa, mentre altri concorrenti si fanno medicare i piedi o massaggiare dalla valida equipe medica. Dopo la pausa si riparte, GPS alla mano, in vista del prossimo obiettivo, chilometro dopo chilometro, ora dopo ora. Si affronta il deserto, si è rapiti da allucinazioni date dal caldo, si sentono voci perse nel vento, si affronta la notte cavalcando le dune, coperte dal manto di stelle. I fari dei frontalini confortano i ristretti raggi visivi, illuminando i dolci contorni delle dune. Ci si perde nella notte e ci si ritrova…

Io ho resistito alla fatica, alla notte, alla sete, alla solitudine correndo 2/3 del percorso da sola. Ho resistito, ma poi abbandonato dopo 120 chilometri,dopo 29 ore di gara, dopo un tratto bruttissimo dove il caldo mi ha letteralmente “bruciato” il cervello. Non sono stata in grado di ragionare, di seguire il mio programma, di trovare soluzioni ad ostacoli che in quel momento ho sentito insormontabili.

Conclusioni: Le gare dure servono moltissimo. Le difficoltà fanno crescere, nello sport come nella vita, e quindi occorre sempre essere preparati al massimo per affrontare i vari ostacoli naturali, umani o di semplice organizzazione che si possono incontrare.

Con la Libyanchallenge ho adesso un conto aperto:.....la rivincita ce l'avrò il prossimo anno. Mi ricorderò che si è comunque grandi quando si decide di partecipare ad eventi come questi, grandi quando si parte e grandi anche quando si è costretti a fermarsi...Grandi perchè si è tentato.....
La montagna, il deserto, l'Akakus con le sue dune, le sue pietraie è sempre li ad aspettare...occorre essere quindi sempre positivi, sereni di animo e di spirito.

Del resto fa sempre bene avere conti aperti e cercare delle rivincite .. La carica non deve mai mancare ed ogni esperienza, per gli insegnamenti che ne derivano, è da considerare positiva. Continuerò a correre, a crederci sempre a sorridere con il cuore alla vita ed allo sport!

Franca 03/2008

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VIDEO:
www.http://tv.jubii.fr/video/iLyROoafYQYN.html
 

Libyan Challenge 2008 : Ralf Ellenberger raggiunge uno strepitoso 5° posto!!!



ho affrontato il Libyanchallenge, gara durissima, estrema - 190 Km in tappa unica da superare in autonomia - per mettermi alla prova. Finalmente una gara internazionale dove confrontarsi con altri 115 atleti e valutare le proprie capacità sportive e di resistenza.

La scelta dell’ attrezzatura in questi casi è importante. In particolar modo le scarpe e le calze, le ghette e lo zaino possono essere determinanti. Mentre per le scarpe non ho dubbi, la scelta dello zaino si protrae fino ad una settimana dalla partenza. Alla fine opto per un modello “fai da te” adattando il mio camelback di 15 Lit. usato già alla Boavista Ultramarathon con il marsupio della Raidlight. Per il GPS ho scelto un modello da polso Garmin : purtroppo però, una volta arrivato in Libia, mi sono reso conto di aver scelto un tipo che non permette l’impostazione automatica della rotta. Quindi in gara avrei dovuto impostare di volta in volta, singolarmente e manualmente i 98 way points necessari a percorrere l’ intero tracciato!
Arrivati in Libia, al campo, ci sentiamo subito tra amici. Le ore prima fino alla partenza passano in fretta tra le verifiche d’ obbligo ed il breafing tecnico. In un batter d’ occhio ci troviamo tutti schierati sulla linea della partenza. Sono le 10.00 del 4 Marzo: quando la sirena da il via sono pronto alla sfida.I primi chilometri trascorrono velocemente e affronto la prima salita. Passo i punti di controllo restando sempre tra i primi 10. Sono comunque cosciente che in questo tipo di gare di resistenza molti fanno l’ errore di partire troppo forte non ricordando che, come ormai ripeto da tempo: i conti si fanno sempre alla fine.


Io devo “tenere a bada” gli italiani, Andrea Di Giorgio in particolare, i tedeschi e cercare di fare il miglior tempo possibile anche rispetto ai francesi. Tutto procede al meglio e affronto la prima notte alla grande. Muscolarmente non ho nessun problema e anche le ghette sembrano tenere. Mentre il percorso notturno è impegnativo per la scarsa visibilità che rallenta l’ orientamento, di giorno affronto il caldo e l’ altopiano lavico in pieno sole. Dopo la discesa pericolosa e tecnica intorno al chilometro 160, raggiungo il CP9 che è ormai nuovamente buio. So di essere quinto, quinto come a Boavista per due anni consecutivi, quinto dopo aver lottato contro il francese Didier per il quarto posto fino al CP 5. Adesso mi aspettano le dune, 25 chilometri di sabbia finissima da percorrere fino all’ arrivo. La stanchezza ormai si fa sentire.

Inizio ad affrontare il mare di sabbia quando scorgo alle mie spalle, in lontananza, una luce. Sono preso dal panico: penso che forse un altro concorrente mi sta raggiungendo o forse Didier smarrendosi tra le dune, cerca di recuperare.. la possibilità di lottare per vincere il 4° posto e non perdere il quinto, mi spinge in una corsa estenuante. Spengo il frontalino per non farmi identificare e proseguo scavalcando una dopo l’ altra tutte le dune che si presentano davanti. Al buio non riesco a scegliere il percorso migliore. Mi muovo seguendo la linea retta del GPS. Ho il fiato corto ed il polso al massimo. Proprio mentre esausto penso di non riuscire nell’ impresa, mi giro e vedo che sto per essere superato dalla luce! Solo in quel momento realizzo che si tratta di una jeep e non di un atleta: Non c’è altro da dire!!

Tiro un sospiro di sollievo e mi avvicino contento verso le luci del campo.

Concludo dopo 37 ore e 02 minuti come 4° uomo e 5° assoluto questa gara massacrante (trenta infatti sono gli atleti ritirati) e bellissima.

Adesso mi sento pronto ad affrontare traguardi ancora più ambiziosi, a sfidare me stesso e a preparami con entusiasmo alla 555+ ( 609 Km non stop nel deserto egiziano ) che si terrà il prossimo novembre. La caccia allo Sponsoring è già iniziata e sono fiducioso di trovare validi supporter.

.. E ancora una volta, come già ripetutamente detto : i conti si faranno alla fine. 


                                                      
                                                       Libyan Challenge 2008



2007

LA MIA BOAVISTA ULTRAMARATHON

I giorni 8 – 9 dicembre si è svolta la 7° edizione dell’ Ultramaratona di Boavista; 150 Km non stop da percorrere in autonomia. Anche quest’anno un piccolo gruppo di 32 atleti partecipanti era lì ad inseguire un sogno, a rischiare, sapendo di dover soffrire, di dover combattere contro il vento, il caldo, la stanchezza.
Perché solamente 32 partecipanti? Sì, perché così pochi disposti a mettersi in gioco?
L’ Ultramaratona di Boavista non è semplicemente “un’ Ultra”. Alla distanza da percorrere non stop, si aggiungono i diversi tipi di deserto che vengono attraversati, i saliscendi delle dune e la “scalata” al faro di Moro Negro ( km 94,5 ) per raggiungere il CP9. L’ attraversamento dei canyon dopo das Gatas e la mitica Santa Monica crossroad, ultimi 27 chilometri di strada di spietato pavè capoverdiano.. Aguzzi ciottoli percorsi ormai in trance avanzato, agognando piazza S. Isabel e l’ arrivo.
L’ avventura inizia già mercoledì quando io e Ralf arriviamo alla location della Boavista Ultramarathon, situata presso la bellissima struttura del Cà Nicola, sulla spiaggia di Sal Rei. Prima del breafing, il giorno dopo l’ arrivo, vengono controllati gli zaini e l’attrezzatura obbligatoria. È importante portare solo il necessario ed ogni oggetto è stato valutato con cura, seguendo il motto: massima efficienza, minor peso. Il percorso, descritto nei minimi dettagli nel road book consegnato ad ogni atleta, è balisato nei tratti più complicati.

Tutto è pronto, il pettorale è stato spillato sulla maglietta tecnica e l’ abbigliamento scelto, dal cappellino alle getta antisabbia, aspetta solo di essere indossato. Questì anno la partenza è prevista per le ore 7 e le previsioni del tempo sono “ottime”: cielo limpido e di giorno, temperature intono ai 30°, per fortuna il vento…..

….. contrario per i primi 22 km, passando per la costa nord dell’ isola davanti al relitto, fino ad Espingueira. Poi ci si dirige verso l’ interno pronti ad affrontare il deserto de Viana e raggiungere il CP3 della “grande palma”.Dopo che Laura Corti a pochi metri da me si è presa e saltando il controllo ha tagliato giù per la costa, sono la prima donna. Quest’ errore costerà a Laura ed al team dei due spagnoli che erano con lei 4 ore di penalità. Ci si rincontra sulla spiaggia di Chave, dove svetta la ciminiera di una fornace abbandonata. Seguono dopo ca. 12 km di sabbia bianchissima. Sono le ore più calde della giornata e io, che corro ormai da diversi chilometri insieme a Daniele, aspetto l’ imbrunire e l’ aria fresca come una liberazione. Così tra corsa e passo-corsa cala la notte e si montano le lampadine. Brillano nella notte capoverdiana fioche le luci delle trekkinglights. Spiaggia di Varandinha, Santa Monica, Curral Velho, Ervatao, uno dopo l’ altro, accompagnati dal rumore del mare, passano i punti di controllo e scorrono i chilometri. È notte inoltrata ma non sento il bisogno di dormire. Laura mi ha sorpassato prima del CP di santa Monica e ora vengo raggiunta anche da Dorothe. Facciamo la strada insieme fino al faro, poi anche lei prende il largo.

Ogni tanto il mio compagno ed io ci fermiamo a guardare le stelle. Sembra di toccarle tanto è basso il cielo. Che spettacolo!! Fundo de Figueira (102) Las Gatas. Sorge il sole e dopo un po’ fa subito caldo. Si va avanti ma mentalmente ho un calo, sono demoralizzata: il muro dei dubbi, il muro del pianto, il sottile pensiero di ritirarsi si insinua.

Ralf ormai è arrivato e come 5° assoluto ha migliorato il tempo dell’ anno precedente di ca. 10 minuti. Spesso durante il percorso ha chiesto di me informandosi della posizione, ed io altrettanto. Ora sono sola. Daniele che intende finire ad ogni costo è avanti. Io tentenno, ma alla fine a chilometro 125 decido di “prendere il treno” di Don & Tibi e farmi trascinare dalla simpatia dei due atleti con i quali dividerò il calvario degli ultimi 25 chilometri di pavè. Fa caldo, anzi caldissimo ed il pavè è infuocato. Ci bagniamo spesso la testa ed io adotto la testa del passo-corsa a testa bassa, onde evitare la vista di cotanto interminabile martirio… ho praticamente i piedi “fulminati”!! CP15 siamo a Rabil, adesso dopo l’ ultima salita mancano gli ultimi 10 chilometri.
Veniamo accolti a Sal Rei da ali di bambini che correndo ci trascinano sotto lo striscione dell’ arrivo.Ralf mi mette dopo 34 ore e 45 min la medaglia la collo come 3° donna. Solo 20 minuti è il distacco dalla seconda, ma va bene così.

Le emozioni che scatena questa gara, la partecipazione, il gruppo e gli amici che si incontrano, credetemi, tutto questo giustifica la lunga preparazione, gli allenamenti protratti per mesi.
Lei, la Boavista Ultramarathon, è la gara regina che mette a nudo i singoli atleti, ognuno con le sue capacità, ognuno inseguendo il suo sogno.
Adesso a distanza di una settimana mi è tutto chiaro: a Boavista ed alla Ultra del 2008 si torna!

                                      
                                       Franca - Dicembre 2007-12-16

VIDEO :
http://it.youtube.com/watch?v=P716SCQcz44



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1° Ecomaratona del Chianti: l’ avventura continua

Il circuito delle Eco-Maratone ha visto nel 2007 un ricco calendario di manifestazioni: si è iniziato con la Sahara Marathon, per passare alla Ecomaratona delle Madonie, la storica Ecomaratona dei Marsi, seguita dalla Ecomaratona del Ventasso, a seguire la Eco dei Cimbri nel fantastico bosco del Cansiglio ( la mia preferita ). Domenica 21 Ottobre si è concluso il circuito con la 1° Ecomaratona del Chianti ( SI ).

Gli organizzatori si sono trovati letteralmente sommersi dalle richieste di iscrizioni e già diversi giorni prima della scadenza prevista, era stato raggiunto il numero massimo.
Sul paesaggio, la regione ed in particolare la provincia di Siena, nulla da dire. Chi conosce la Toscana e le sue dolci colline, gli uliveti e i vigneti che si susseguono a perdita d' occhio. I filari dei pioppi e le strade che tranquille seguono i fianchi della terra in un continuo saliescendi, non può che apprezzare la scelta di organizzare proprio quì, a Castelnuovo della Berardenga, l' ultima manifestazione del circuito.
Noi siamo arrivati sabato pomeriggio dopo aver attraversato gli Appennini nel pieno di una bufera di neve!! Il calo delle temperature era previsto e chiaramente ci si era preparati, portando dietro, con guanti e cappellino, l' abbigliamento tecnico adatto.

La domenica mattina con il termometro che segnava zero gradi, confortati dal cielo quasi totalmente sgombro di nubi e sferzati da un gelido vento di tramontata, aspettiamo fino all' ultimo minuto per cambiarci e passare la punzonatura. Abbiamo incontrano gli amici e affezionati del genere. Lo start, poco dopo le nove, vede il gruppetto di atleti uscire dal paese e tuffarsi nell' aria fresca iniziando il perpetuo “saliscendi toscano”. Nei tratti riparati al sole, fa quasi caldo, ma poi su sulla cresta si combatte contro il vento che, a tratti con raffiche potenti, sposta chi corre dal proprio asse.

Si oltrepassa il Cippo di Monteaperti, ci arrampichiamo su per una scalinata, oltre 20 scalini, per raggiungere una bellissima chiesa, forse un Santuario. Il paesaggio dopo varia. Dalla stada sterrata bianca, passiamo tratti di bosco tipico della macchia mediterranea. Il terreno è a volte sabbioso, di un bel colore terracotta. Mi vengono in mente i versi di Dante: nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai..... Forse anche Dante è passato di qua!Oltrepassiamo stupendi borghi medioevali, tra case in pietra che si confondono con il colore delle colline brulle e dei vigneti dalle foglie autunnali. Nelle stradine strette si sente il profumo dei camini accesi. I ristori sono forniti di tutto: tè caldo, acqua, Sali, coca cola, così come banane, uvetta e crostate.

Il tempo scorre in fretta e sono cosciente che questa volta, forse spinta dal vento o più semplicemente meglio allenata anche grazie ad un terreno a me più congeniale, non dovrò stare sulle gambe tanto quanto le altre due Eco passate. Tra l' altro con mia grande gioia riesco a sorpassare una mia conoscenza che, avendomi sorpassato di scatto ad inizio gara, ha ora - km 30 - un calo di forma. Ih-ih gioisco !!! Io, ora che "sento" l' arrivo, accellero nelle discese.
Gli ultimi chilometri li combatto contro il mitico Gabriele Bortolotto, compagno di Ralf nel Grand Tour d. Monte Bianco. Lui sorpreso di avermi alle calcagna, spinge e riesce, raccogliendo tutte le sue forze, a non farmi passare arrivando così ca. 40 secondi prima di me. 4:49 taglio il traguardo e miglioro il mio tempo dalla ultima ecomaratona dei Cimbri di oltre 1 ora 1/2 : - ) Ralf ( 3:56 h ) mi aspetta felice del risultato. La doccia calda e l' abbondante pranzo, bagnato da un buon chianti, mi ripaga di tutto.

Complimenti agli organizzatori per la gara e per il percorso che, a ripensarci oggi a "freddo", è proprio bello....Bravi!

Franca- 21/10/2007


                                            


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La maratona di Berlino una tra le più veloci, facente parte delle grandi per numero e gradimento come Londra / New York / Parigi, a distanza di quattro anni ha regalato un nuovo record sulla distanza. Nel 2003 Paul Tergat e domenica 02 ottobre, Gebreselaise con 2:04:26



                          Fabbrizio, Donatella, Ralf, Franca; Raffaella, Luigi


Quest' anno alla 34° edizione come già nel 2003 e nel 2004 erano presenti, tra gli oltre 40200 atleti iscritti, anche i Nostri del GPV Tagicar. Il gruppetto degli affezionati alle trasferte estere formato da Tamai, Gasparini, Ellenberger, per gli uomini e Zorzi, Peretti, Mineo per le donne, era completato da un nutrito gruppo di supporter.
Berlino ci accoglieva sabato mattina con 15° di temperatura e una leggera pioggerellina, sfoggiando il tipico cielo plumbeo del nord Europa. Poco male. La visita all' Expo, il ritiro dei pettorali ed i lunghi ma veloci spostamenti con la metropolitana, concludevano la giornata. Le previsioni del tempo promettevano un miglioramento crescente per la domenica, quindi non ci restava che andar a letto presto, per arrivare riposati alla partenza prevista per le ore 09.00.

Domenica mattina, una volta scesi dalla metro, ci siamo resi subito conto delle dimensioni dell' evento. Gli atleti, riconoscibili dalla sacca indumenti arancione della Berlin Marathon 2007, confluivano da tutte le parti dirigendosi verso la zona partenza, posta nelle immediate vicinanze del parlamento tedesco, il Reichstag.
Sul prato immenso davanti all' edificio erano state erette, da parte della gigantesca organizzazione, le tende raccolta borse, i wc chimici, le docce e gli spogliatoi. Un brulichio di gente che si cambiava, faceva streching, moltissimi in fila per gli ultimi bisogni corporali prima della partenza.

L' ora dello start si avvicina rapidamente. Il cielo, sempre più grigio e i 12° non sembrano voler confermare le previsioni metereologiche. Il serpentone umano, diviso nelle gabbie, è ora stipato nella “Strasse des 17. Juni” davanti a noi la Siegessaeule con l' angelo alato, che alto sovrasta. Gli elicotteri passano bassi per riprendere il “fiume” umano. Sono previste tre diverse partenze. Per i Top runners, che partiranno in contemporanea ai blocchi indicati dalla lettera A - E ( tra cui Tamai e Ellenberger ) una partenza per il gruppo F -G ( dove partiremo noi altri del GPV ) e una partenza per il gruppo del blocco H ( le “new entry” della maratona + podisti con tempi dalle 5 ore in su ). Ore nove. Si parte preceduti dal volo lieve di palloncini colorati, lasciati dalle gabbie in balia del vento da ogni atleta. Lo spettacolo è molto scenografico ed emozionante.
Da qui in poi, oltrepassata la linea dello start, si viene risucchiati nel ritmo maratona crescente. I chilometri scorrono via veloci in un tripudio di colori, pubblico, bande musicali. Avanti ! Bravo!

Ristori, spugnaggi e ristori in un susseguirsi di chilometri. Le docce per rinfrescarsi allestite dai pompieri non sono molto invitanti, anche se verso le 11 il cielo si apre lasciando passare tra le nuvole piacevolmente il sole. Per me è passata da poco la mezza maratona, sono circa a chilometro 23 e corro da sola ( da sola, si fa per dire..), dopo esser stata accanto a Ralf per i primi 5 chilometri. Ralf che poi, allungando il passo, si è velocemente dileguato nella folla. Gli altri, a parte Luigi che è partito prima, devono essere dietro, oppure non ci siamo visti in fase di sorpasso. A dire il vero non mi sento molto informa, sono cosciente che le 3:46 del 2004 non le raggiungerò, ma spero lo stesso di stare sotto le 4 ore.
Da lì in avanti sono costretta a ridurre il ritmo, combattendo i crampi e la stanchezza. Sono partita troppo veloce? Non ho recuperato forse la Eco dei Cimbri ? No, semplicemente quest’ anno non mi sono allenata sulla velocità, bensì sulla resistenza. Gli ultimi chilometri faccio proprio fatica ed il passaggio dell’ ultimo 1 ½ Km nella famosa “Unter den Linden” è a dir poco doloroso. 4:02:05 ! è finita!! Però che rabbia quei due minuti .. se solo non mi fossi fermata al bagno …Eh sì, è capitato anche questo.

Velocemente oltrepasso i vari punti: ristoro, telo termico, medaglia e quant’altro e mi dirigo a far la doccia. Alla doccia alla maratona di Berlino non rinuncerei mai! È semplicemente fantastico, come riescano ad organizzare spogliatoi e docce calde per così tante persone davanti al Reichstag. Chi non ha provato la doccia, dovrebbe tornare a fare un’ altra volta la maratona, solo per farla lì. In mezzo alla strada, davanti al parlamento tedesco.
Una volta rivestita mi dirigo al meeting point dove, dopo aver ritirato l’ attestato della gara, dopo un po’ incontro anche gli altri. Tutto Ok tutti arrivati. Tutti contenti.

Stasera si brinda: Prost Berlin! Dankeschoen!!

Franca Mineo

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Eco-Maratona dei Cimbri ’07 :
il fantastico bosco del Cansiglio e i territori Cimbri

Lo scorso 16 settembre 4 atleti del GPV Tagicar Villafranca, Zeno Vallicella, Luca Galetto, Ralf Ellenberger e Franca Mineo, si sono incontrati a Fregona, nella terra dei Cimbri per prendere parte alla Ecomaratona omonima.

Le Eco – Maratone e la loro filosofia di gara riscontrano un interesse crescente nel panorama podistico. Anche alla Eco-Maratona dei Cimbri, così come a quella del Ventasso dello scorso 8 luglio si è riscontrato un incremento di presenze con percentuali a due cifre. Quello che affascina è lo stretto contatto con la natura e con paesaggi bellissimi, la sfida con le asperità del percorso, accompagnato dallo sforzo muscolare notevole.

Altro punto a favore delle Eco-Maratone è la genuinità e l’ ambiente familiare che contraddistingue le manifestazioni. Non per ultimo è da rilevare l’ aspetto umanitario di supporto delle stesse Eco - Maratone ad iniziative a sostegno di popolazioni del terzo mondo ( popolo dei Saharawi / supporto ad adozioni a distanza).
Tanti buoni motivi per partecipare e sfuggire alla noia delle “classiche “ 42 Km, alle quali non vogliamo togliere nulla, ma che hanno sicuramente perso in individualità.

L’ eco-maratona dei Cimbri 2007 è stata “baciata” da una situazione climatica invidiabile, se si pensa all’ edizione bagnata del 2006. Maggiore è stato il godimento degli atleti a percorrere i chilometri nel bosco del Cansiglio.

Tornando ai nostri atleti che dire: Zeno ha confermato di essere leader di questo tipo di corse, piazzandosi ad un rispettabilissimo 12° posto assoluto, dopo 4.05.45 di gara. A seguire Galetto Luca e Ellenberger Ralf rispettivamente arrivati dopo 4.57.33 il primo e 5.00.02 il secondo. In coda dopo 6.25.02 ( real time ) Franca che ha messo in pratica la teoria di Ralf, del “tutto fa brodo”, concludendo la gara dei 42 km malgrado caduta rovinosa dovuta all’ inseguimento di una rivale ( superamento andato in porto nonostante le ferite) !

Stanchi, (dolorante, lei ) ma felici, Franca & Ralf invitano atleti curiosi di avventure simili a partecipare all’ ultima Eco-maratona del Chianti, ultima del circuito, il 21/10/2007
(
www.ecomaratonadelchianti.it).
F. Mineo & R. Ellenberger *Settembre 2007 *



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ULTRA TRAIL DEL MONTEBIANCO ’07 : UN’ ALTALENA DI EMOZIONI

                          

Lo scorso 24 Agosto alle ore 18.30, sulle note epiche di una musica coinvolgente, sono partiti da Chamonix - Francia - 2.200 atleti alla volta dell’ UTMB ( Ultra Trail del Monte Bianco) gara non stop di 163 Km con 8.900 Mt. di dislivello positivo.
I brividi percorrono la folla ai lati della strada, attraverso la quale scorre il fiume lento e deciso di questi gladiatori :
Ave Cesare, morituri te salutant!
Lo zaino, l’ attrezzatura richiesta d’ obbligo, i bastoni per i tratti più difficili, le lampadine per affrontare la notte, ma principalmente il coraggio della sfida.
Da Chamonix (1000 mt )– centre de ville - la strada in un primo saliscendi si inerpica in 14 km a quota 1800 mt (Alpage de la Charme), per poi scendere giù nuovamente e risalire alle Les Contamines (1.200 mt) Dopo 30 Km e ca. 3 ore di gara la testa della corsa raggiunge il punto di controllo con il buio. Gli atleti avanzano alla luce delle loro lampadine. Come tanti veloci minatori salgono la montagna incitati dai supporter che seguono orgogliosi il gruppo incitandolo: courage! La notte è ancora lunga! Courage, la strada è ancora tanta! Bravo! Bravo!

Il Col du Bonhomme (quota 2.400 mt), il col de la Seigne (quota 2.516 mt), e poi giù al rifugio Elisabetta.
Da me raggiunto alle prime ore dell’alba del sabato 25 Agosto. Devo tener Duro fino a Curmayeur !! Lì ci sarà il primo cambio. Lì in Italia con la luce del giorno troverò il sacco consegnato all’ organizzazione la sera prima. Potrò indossare indumenti asciutti e affrontare i prossimi 50 chilometri fino a Ch’ampex ( CH). Sono trascorse ca. 17 ore da quando sono partito e la stanchezza dopo 77 chilometri si fa sentire. Uno dopo l’ altro raggiungo i vari punti di controllo in un continuo saliscendi “spaccaossa”. Non so ancora se preferire le salite o le discese: entrambi da mozzare il fiato.

Raggiungo chilometro 122 – Ch’ampex – Lac alle 20.34 del sabato. Distrutto, svuotato, i piedi doloranti. Non ho neanche voglia di mangiare mi aggiro all’ interno del tendone dove decine di atleti recuperano le forze assistiti sia da personale medico, che da familiari, amici, che seguono la gara. A questo punto mancano all’ arrivo ca. 40 chilometri. Non ce la faccio più a continuare, cosciente anche delle prossime due, tre salite che mi aspettano. Cerco di giustificare a me stesso che non vale più la pena di soffrire, che è meglio così. Cosciente che il giorno dopo mi sarei pentito sicuramente di aver preso una decisione del genere… Ma ecco che incontro Gabriele, lui è deciso a continuare! Mi convince di fare gli “ultimi” chilometri insieme e di parlare per passare il tempo. La seconda notte ci aspetta.

Questa è per me una nuova motivazione e devo a lui, a Gabriele, oltre alle mie “povere” ossa, il mio arrivo a Chamonix diverse ore dopo.
Si riparte dopo una mega – pausa di ca 2 ore alla volta di Chamonix. Bovine (1987 ), Trient (1300), Vallorcine (1260), poi Argentiere. Mancano ora gli ultimi 10 Km. Marco Olmo è arrivato come vincitore per l’ ennesima volta, già da diverse ore, battendo tutti gli altri avversari, i migliori sulla piazza internazionale.
Noi ora da svariati chilometri corriamo in 3: Andrea, una vecchia conoscenza dalla Ultra Maratona di Boavista, è con noi. Ma io ormai mordo il freno, voglio arrivare e voglio arrivare sotto le 39 ore. Durante gli ultimi 4-5 chilometri mi stacco dal terzetto ed allungo il passo. Ho letteralmente le ali ai piedi. La falcata è fluida e non avverto dolori.

Gli ultimi chilometri non regalano nulla agli atleti che uno dopo l’ altro arrivano a Chamonix in un generale trionfo. Il pubblico impazzisce, applaude. I brividi percorrono l’ aria e la tensione è palpabile.
Le ultime due curve. La musica intona le note mitiche per chi ha ancora una volta superato se stesso, le proprie barriere, raggiunto il proprio sogno.
Grazie UTMB. Oggi mi sono fatto proprio un bel regalo: oggi è il mio compleanno. Oggi sono rinato.

Ralf Ellenberger: Arrivo a Chamonix 26/08/2007, ore 9:11:54, dopo 38:37.54 – 644 esimo di 1.437 arrivati


written by Mapi65 for R. Ellenberger * Agosto 2007 *



2006


Il tempo era volato!

Sono qui a Boa Vista, una tra le isole di Capo Verde, alla partenza della 6° Boavista Ultra Marathon. Sono qui tra i pochi a voler sfidare me stesso, inseguendo il sogno: Superare i miei limiti e portare a termine la prova dei 150 Km No Stop in semi autonomia ttraversando il deserto di quest’ isola meravigliosa.

Sono preparato: dai 20 ai 25 km al giorno durante la settimana, la domenica poi un lungo lento, partecipando a diverse maratone nazionali, così come allenamenti in “zona”, naturalmente accompagnato dal mio zainetto, con il quale ormai amichevolmente “convivo”.

Ora sono qui, nella piazza centrale di Sal Rei. Sono le 08.00 del 6 Dicembre ed insieme ad altri 32 atleti iscritti, aspetto la partenza. Il tempo, con temperature dichiaratamente estive (ca. 26°/28°), non è dei migliori. Il cielo è velato e soffia un forte vento di levante. Ieri sono stati controllati gli zainetti degli atleti ed il loro contenuto. Ogni runner è obbligato a portare con se tra l’ altro cibo pari ad un apporto calorico di 4000 Kcal. Durante il briefing sono state illustrate tutte le insidie del percorso. Ogni atleta ha a disposizione 60 ore di tempo max per raggiungere il traguardo.

Ma ora siamo lì, sulla linea di partenza, ci si stringe la mano, gli in bocca al lupo “volano”, ci si fa il segno della croce…. Parte il segnale, VIA!.. Inizia l’ avventura. La maggior parte degli atleti fa l’errore che commettiamo sempre tutti: si parte troppo in fretta. Il vento ci è contro, le prime dune di sabbia non si fanno attendere. Io mordo il freno. Ho l’esperienza di un “diesel” che ha corso nella sua vita sportiva oltre 50 tra maratone e ultra, per non parlare dei 4 Ironman. La gara è dura, si attraversano dune e si lotta contro il vento. Dopo km 30, ritrovo le forze e la motivazione “giusta” e lentamente recupero.

Così chilometro dopo chilometro attraverso ogni punto di controllo, attraversando tutti i diversi tipi di deserto che l’ isola offre. Che dire, le parole non bastano a descrivere le sensazioni provate. Lentamente vengo colto dal buio e da km 83,5, lasciati ormai i miei compagni, proseguo da solo. È buio fitto e il vento e le stelle mi fanno compagnia. Intorno a me il deserto. La notte è limpida e la luce della luna piena mi conforta. Non ho bisogno della pila,… e poi è stupendo ammirare il cielo carico di stelle che ti avvolgono come un manto. Non ci si sente soli nella notte di Boavista!!

Corro, cammino sulla pista, ora in terra battuta, ora una vera e propria pietraia. È notte fonda e inutile dirlo, la stanchezza si fa sentire. Il malessere maggiore mi è dato dai piedi messi a dura prova dalla pista rocciosa e ormai al limite vesciche. Si deve fare attenzione poiché il terreno pietroso e sabbioso con formazioni calcaree che affiorano, può essere molto insidioso, specialmente quando ormai la stanchezza ed il sonno si fanno sentire. L’ attenzione però mi tiene sveglio. Gli ultimi 30 chilometri, caratterizzati dalla “famosissima” pista in pavè capoverdiano, sono una vera è propria tortura! Questa è la parte più dura di tutta la gara. Da questo momento in poi proietterò nel mio cervello, come in un film di eroi di altri tempi, le immagini del mio grandioso arrivo. Aiuta! L’ adrenalina mi fa stringere i denti anche se ad ogni passo soffro per il dolore ai piedi. Corro ad occhi socchiusi ed ogni tanto continuo muovendomi come un automa, come in trance. Non devo fermarmi! So di essere quinto e quest’ idea mi galvanizza ancor di più!!!!!

Ormai restano da percorrere gli ultimi 10 chilometri. Sono al limite e per gli ultimi10mila metri avrò bisogno esattamente di 1ora e 25 minuti!! Intravedo la piazza. Sono le 08.25 e Franca, mia moglie, mi mette la medaglia intorno al collo come 5° arrivato, dopo tre capoverdiani ed uno spagnolo. Dopo 24:25h ho raggiunto il mio obiettivo, sorpassando tutte le aspettative. L’ Ultramaratona di Boavista è una gara dura, bellissima ed affascinante. Tutte le Ultra ti cambiano un po’ la vita, in particolar modo la Boavista Ultramarathon.

Arrivederci Boavista, arrivederci Sal Rei, arrivederci a presto Boavista e la tua bellissima UItramaratona.

Io ci sarò :-)) !!!!

Ralf Ellenberger GPV Tagicar Villafranca

written by Mapi65 for R. Ellenberger * Dicembre 2006 *

 







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