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Ralf & Franca
                                                                                                                   PROSSIMAMENTE VISITA NEWS:  una scelta di Vita

                                         

                                                                                                                                                                  

 
                BENVENUTI NEL NOSTRO SITO!
 

                   



                                       Ralf     Deutschland Flagge




Ciao, sono Ralf , detto il "Lupo" classe 1959.  
                                      
 

a 30 anni ho dato una svolta alla mia vita, allora sedentaria, e per sfidare mio fratello in una gara di triathlon, ho cominciato ad allenarmi e ad appassionarmi all’ attività fisica.

Così, da quel mini-triatlon di diversi anni fà … sono arrivato a disputare e portare a termine 4 Ironman a correre il campionato nazionale dei 100 km su strada e naturalmente tante, molte, diverse maratone. Il fatto di lavorare allora con dei turni mi dava la possibilità di allenarmi a diverse ore del giorno. In oltre sfruttavo come allenamento il percorso per arrivare in ufficio : percorrevo 35 km in bici e questo due volte al giorno.  La forma era smagliante.

Nel 1993 una successiva svolta, questa volta sentimentale, mi faceva spostare tutte le mie energie sulla persona conosciuta e mettere in secondo piano lo sport. Fortunatamente la mia compagna e futura moglie - Franca - condivise da subito con me la passione per lo sport, partecipando anche lei nel 2000 alla sua prima maratona. Da allora trasferendoci in Italia facciamo entrambi parte di un gruppo podistico, prendendo attivamente parte a tutti gli appuntamenti del calendario nazionale.

Alla ricerca sempre di nuove emozioni e spinto da un costante sentimento di sfida, mi sono lanciato prima nel mondo delle ultra e poi del trail diventando un’ icona “esotica “ della regione: il Cro Magnon, il K78, l’ Ultra Trail del Monte Bianco, l’ ultra maratona di Boavista ed il Libyan challenge, le gare più prestigiose.
Lo sterrato, le distanze lunghe, l’ endurance e la buona forma fisica, sono la mia forza. La buona cucina e gli altri piaceri della vita, la mia debolezza ; - )

In gara sono un diesel ed il mio motto è : lasciali tutti correre, perché i conti si fanno sempre alla fine…



Contatto email: ralf@extremrunners.com  


Nome:                            Ralf Ellenberger                                      Segno zodiacale: Vergine
Ass. sportiva GPV TAGICAR Villafranca altezza: 1.82
Residenza: Villafranca VR peso: 81 kg
anno di nascita 1959 km / settimana: 60/110
data di nascita 26.08.59
nazionalità tedesca



                                                             

                                                               Ralf Boavista Ultramarathon 2007

CURRICULUM:


4     Ironman
63  Maratone /Ecomaratone     
4     Ultra - 50 Km
4     Ultra - 100 Km
5     Ultratrail - Montagna
5     Ultratrail - Deserto
1     24 ore
                                          



Qualche Esempio:
 
                         


07.-08.06.2008


24 ore del Mai Zeder


24h
159.265 km Ellenberger, Ralf G.P.V. Tagicar Villafranca Gesamt: 12 M: 8 AK M45: 3
31.05.-01.06.2008 100 km del Passatore, Firenze-Faenza 100km
13:21:21 h Ellenberger, Ralf G.P.V. Tagicar Villafranca  Gesamt: 528 M: 481 AK M45: 110
 
19.-20.04.2008 24 ore del Delfino 24h
110.000 km Ellenberger, Ralf G.P.V. Tagicar Villafranca Gesamt: 76 M: 65 AK M45: 16
07.-09.12.2007 7. Boa Vista Ultramarathon 150km
24:10:00 h Ellenberger, Ralf G.P.V. Tagicar Villafranca VR Gesamt: 5 M: 5 AK M45: 3
Nov. 2007 100 km degli Etruschi, Tuscania-Tarquinia 100km
09:38:45 h Ellenberger, Ralf G.P.V. Tagicar Villafranca VR Gesamt: 31 M: 28 AK M45: 3

04/09/93 100 km Lauf Rheine-Elte 100k
08:40:36 h Ellenberger, Ralf Usinger TSG e.V. Gesamt: 60 M: 53 AK MHK: 20

                                                                                                                      


                                                                              ***




                                    Franca       Italien Flagge



"Lo straordinario risiede nel cammino delle persone comuni"


Non mi sono mai reputata una sportiva e per me ancora oggi la corsa non ha un carattere agonistico, bensì è un’ esperienza di vita, gratificante. Correndo riesco a rilassarmi e ad entrare in armonia con me stessa. Il contatto con la natura e la solitudine degli allenamenti, mi fanno prediligere le ecomaratone, le ultra nel deserto.
Adoro inoltre correre nel buio, adoro correre a basso ritmo e solo per divertimento “mi capita” di sprintare in zona arrivo, per guadagnare ancora qualche posizione in classifica. 
Il correre fa parte della mia vita ed è per me è una funzione vitale, come mangiare e dormire. Correre mi piace, mi fa stare bene con me stessa, in "equilibrio" e non mi chiedo più il perchè.

Corro :
Ergo sum

contatto e-mail: franca@extremrunners.com 


                                                
                                                                Boavista Ultramarathon 2007



Nome:                           Franca Mineo                                     Segno zodiacale:    Toro
Ass. sportiva GPV TAGICAR Villafranca altezza:   1.58
Residenza: Villafranca VR peso:   54 kg
anno di nascita 1965 km / settimana: 60/110
data di nascita 13.05.1965
nazionalità italiana


CURRICULUM:

27   Maratone /Ecomaratone   
3     Ultra - 50 Km
2     Ultra - 100 Km
1     Ultra a tappe
2     Ultratrail - Deserto
1     Ultratrail



                                                  

                                                          

                                                                   ***


COME SI DIVENTA ULTRAMARATONETA?

Spessissimo ci domandano : ma voi come vi allenate? Quanti chilometri fate alla settimana ? Che tipo di alimentazione seguite?

Si, in effetti chi si allena per una maratona affrontando la gara una, due, o un paio di volte all’ anno, fa fatica ad immaginarsi il tipo di allenamento necessario per preparare una cento chilometri, se non addirittura tutti quei trail, che tale distanza superano.

Ancor più sbalorditi rimangono quando sentono il nostro tipo di allenamento, in quanto immaginano ,per poter raggiungere un tale obbiettivo, o addirittura portare a termine diverse Ultra in un anno, sforzi e privazioni disumane.

Cominciamo per dire che, tutto ciò che si fa con Passione non pesa e che l’ entusiasmo, allo stesso modo della “disperazione”, mette le ali ai piedi!!
Continuiamo affermando che, diventare Ultramaratoneta ( strada/ sterrato) è un processo lungo sia dal punto di vista fisico, che mentale.

A parte rare eccezioni, di atleti di nostra conoscenza che come prima competizione scelgono una 150 chilometri nel deserto, diciamo che l’ ultramaratoneta ha alle spalle una carriera podistica di diversi anni, con un palmares annuale notevole di partecipazioni a diverse maratone su strada sia in territorio nazionale, che all’ estero.

Tutto già visto, tutto già testato: gli allenamenti, le tabelle, le ripetute, il muro del 35esimo chilometro, le gare in un mare di folla, oppure le maratone più solitarie e noiose.
Tutto già visto: l ‘ agitazione del pre-gara, il trasferimento con la navetta, e l’ emozione dell’ arrivo, il buon tempo, i crampi e sicuramente anche qualche ritiro.

Bene! Sono passati così diversi anni ed il nostro atleta, corre. Corre praticamente tutto l’ anno, da diversi anni, fino a chè non sente il bisogno di trovare nuova motivazione: provare nuovamente una scarica di pura adrenalina, uscendo fuori dagli schemi.

Ecco la molla!

Così lentamente matura l’ idea di allungare le distanze, di allungare la durata della gara, di cambiare fondo, passando allo sterrato, alla corsa notturna, al deserto….

La molla ha fatto click!
E la molla è quella che ci permette e ci permetterà, mantenendo la forma fisica solita, di oltrepassare i limiti temporali e fisici noti e di cogliere una nuova dimensione del correre.

A parte poche rare eccezioni, noi consigliamo di avvicinarsi alle Ultra gradatamente. Dalla gara dei 42 testeremo una 50, poi passeremo ad un’ ecomaratona, per saggiare di stare sulle gambe un 20/30% di più di una distanza classica, dopo di chè una 100 chilometri, magari a circuito – per avere la possibilità di effettuare traguardi intermedi – per finire le Ultra a tappe, fino ad arrivare ai Grand Tour di montagna o del Deserto.

Riteniamo importante sottolineare anche che per tutte le gare estreme, ovvero tutte le gare che per noi sono in quel momento estreme, è importantissimo oltre alla forma fisica, anche l’ abbigliamento, l’ integrazione ed il nutrimento in gara. E su questo vogliamo soffermaci nei prossimi paragrafi:

esempi pratici di vita vissuta - Abbigliamento – Integratori e alimentazione – .

A presto

Franca



Il nostro allenamento fisico e mentale



                                           

Il nostro allenamento consiste principalmente nello spostarci da e per il lavoro. Avendo la fortuna di poter usufruire in azienda di docce e spogliatoi, risulta agevole la mattina presto (in estate ) e la sera (in inverno) percorrere chilometri e unire l’ utile al dilettevole: da un minimo di 9 ad un massimo di 15.

Se si considera che in fase di allenamento pre-gara riusciamo ad allenarci sia la mattina che la sera, per diversi giorni consecutivi, riusciamo ad accumulare un chilometraggio settimanale feriale che varia dai 60 ai 100 km. In aggiunta l’ uscita domenicale: il così detto lungo di 20 – 35 – 40 km. Per allenare l’ endurance è anche molto importante allenarsi due, tre giorni di seguito, potendolo, anche due volte al giorno. In questo modo si allena la capacità di correre malgrado i muscoli non siano ancora completamente rigenerati.

Noi corriamo praticamente tutto l’ anno, in qualsiasi stagione e con qualsiasi tempo. Correre è come respirare: non ne possiamo fare a meno!

I lunghi di 35 – 42 km per noi e per l’ ultramaratoneta dovrebbero avere cadenza bimensile ed essere eseguiti a ritmo basso, in completa serenità mentale. L’ aspetto mentale, ovvero la predisposizione positiva allo sforzo fisico prolungato, aiuta a gestire le uscite di 3, 4, 5 ore. L’ uso di un mp3 o la compagnia di altri atleti, il paesaggio e l’ obiettivo, supportano notevolmente la pratica del lungo. I lunghi possono essere anche svolti partecipando a competizioni sportive, sfruttando i ristori e profittando dell’ atmosfera agonistica. Il tempo passerà piacevolmente ed in compagnia.

Sia che il nostro obiettivo è quello di partecipare ad un’ ultramaratona su strada, oppure ad un trail in natura, così come un’ ultra del deserto, dovremo cercare in allenamento di testare il più possibile percorsi e distanze simili, così come attrezzatura, abbigliamento e alimentazione. Non possiamo certo pensare di allenarci per un trail e non aver mai fatto gli allenamenti con lo zaino.

Lo zaino sarà il nostro compagno di viaggio e amico fidato. E’ lui che porterà tutto il necessario e raggiungere l’ obiettivo. Lo zaino, detto anche camel back, dovrà essere scelto con cura, dovrà essere comodo, non stringere, non dondolare sulla schiena. A seconda del tipo di gara da affrontare dovrà essere più o meno capiente e avere diversi scomparti, nei quali potremo sistemare con criterio il necessario. In commercio ne esistono di diversi modelli, con e senza marsupio a seconda delle esigenze. In gara potremo così in ogni situazione trovare al buio tutto il necessario in un attimo. In allenamento Inizieremo ad usarlo aumentando gradatamente il peso e imparando a rifornirci dal camel back.

Allo stesso modo, se la gara prevede una durata che si estende durante le ore di buio, dovremo non solo procurarci il frontalino adatto per tempo, ma anche fare diversi allenamenti notturni, cercando di ricreare la situazione di gara. Sul mercato si trovano diversi frontalini; anche questi si differenziano tra loro per peso, autonomia e intensità di luce.

Credetemi però, niente è più bello di correre al buio in natura, avendo la traccia illuminata dai raggi della luna e rischiarata dal cielo stellato. Uno spettacolo !

Si potrebbe parlare anche a lungo dell’ abbigliamento sportivo: partner importante di tante avventure. Un consiglio valido per tutti: non risparmiate in qualità!! Ne va della vostra salute, del vostro benessere fisico, mentale e della riuscita della gara.

Crediamo sia superfluo annoiarvi nel dire che le scarpe sono gli strumenti più importanti e che dobbiamo possederne diversi modelli ( noi ne abbiamo almeno 6 – 8 paia, che usiamo regolarmente ) a seconda del fondo stradale di allenamento.

Dobbiamo imparare ad usarle a rotazione, in modo che il piede non si abitui solamente ad un paio.
Dovremo comprare le scarpe necessariamente in un negozio specializzato.
Andiamole a scegliere il pomeriggio quando il piede è più largo. Scegliamole comode, non tenendo conto del numero che normalmente portiamo con le scarpe di “strada”, né della moda.

Le calze, anch’ esse tecniche, devono essere sicuramente lavate prima dell’ uso ( non sorridete… conosco atleti – senza fare nomi - che si sono letteralmente massacrati i piedi, pensando di affrontare un’ Ultra con delle belle calze nuove!!).

Un errore così lo si compie solo una volta nella carriera agonistica, allo stesso modo in cui ogni atleta sà di dover fare sempre un doppio nodo allacciandosi le scarpe prima di una gara, per evitare che i lacci si aprano durante la corsa ; - )


Tanti piccoli, grandi consigli che a noi sembrano ovvi, ma gli stessi non sempre lo sono per chi intende allenarsi e affrontare un’ Ultra per la prima volta.

Nelle gare estreme tutto è estremo e dobbiamo cercare, grazie all’ esperienza, di rendere il sacrificio e lo sforzo il più “piacevole” possibile.

Se una maglietta tecnica di scarsa qualità non è un problema in un allenamento di 10 chilometri o forse non lo sarà neanche per la mezza maratona; se non esserci unti di creme protettive i piedi o l’ interno coscia per una maratona può provocare un disagio abbastanza sopportabile, per una 1oo chilometri e oltre la situazione, cambia totalmente!!

L’ allenamento mentale ad affrontare tutto ciò che supera la distanza canonica è importantissimo. L’ idea dell’ ultra deve partire da lì. Bisogna aver corso i 50 – 100 e le distanze oltre in primo luogo “virtualmente”. È necessario aver digerito l’ Idea. Tante volte ho sognato la Boavista Ultramarathon, percorrendo mentalmente le varie tappe. La simulazione mi ha aiutato, così come spesso aiuta conoscere il profilo o il perimetro della gara.

La suddivisione mentale del tracciato e della fatica aiuta ad affrontare la distanza. Alla Pistoia – Abetone, grazie ai traguardi intermedi la fatica verrà suddivisa in tre tranche, dove l’ ultima sezione riguarda i famosissimi 17 chilometri di salita.

Al Passatore sappiamo che una volta raggiunto il passo Colla siamo a metà dell’ opera e che poi è (quasi) tutto in discesa. Alla 100 chilometri degli Etruschi dopo ca 40 chilometri raggiungiamo in circuito che dovrà essere percorso 4 volte.

Ecco qua che automaticamente dividiamo la gara in settori, spostando la soglia del dolore più in là. Per le gare oltre i 100 chilometri i traguardi sono rappresentati dai check point.



Ogni check point è una meta. Ogni meta un obiettivo.


 L'armadio di Franca

Così ogni percorso, ogni distanza è possibile:      150 – 194 – 250 – 333 – 609KM  !!!!





                                                                             *****





NON SOLO CORSA......


1) i ns fans a 4 zampe

2) i ns amici:

Pier Scaramelli : un uomo - il ns mito
BOA - TEAM

3) CAPO VERDE: il miraggio

                                                               ****

quà la zampa!


MARE : 12 anni 

                                 

Mare.
È così che Franca e Ralf mi hanno chiamato. Mare, a ricordo del mare stupendo della Sardegna, dove ci siamo incontrati 11 anni fa. Io, piccolino di 3 – 4 mesi, girovagavo lungo la bellissima spiaggia di Berghida in cerca degli ultimi turisti e di un po’ di compagnia.

Quel giorno di fine settembre intravedo un gruppetto formato da una bellissima terranova ( Taika) e una simpatica rotweiler (Tikal), accompagnati da due bipedi. Le due “cagnoline” giacevano all’ ombra di una tenda, mentre i due umani erano in pieno sole, nell’ ora di punta. <<Che famiglia! >> ho pensato. <<quelle due si, che hanno trovato una bella sistemazione>>. Così con la mia tattica da “gatto”che mi contraddistingue da tutti gli altri canidi, ho ignorato il quadretto familiare, tirando dritto, ma lanciando ogni tanto uno sguardo con la coda dell’ occhio, per saggiare le loro reazioni.
Le cagnoline, ben educate, pur seguendomi con lo sguardo non si spostavano, mentre i due si chiedevano da dove fossi saltato fuori e se fossi davvero solo….. Sì, avevo risvegliato un leggero interessamento.

Per farla breve, al ritorno dalla mia passeggiata mi avvicinavo, venendo accolto amorevolmente e altrettanto amorevolmente, dopo avermi rifocillato con acqua fresca e un panino con la mortadella, venivo sottoposto alla totale pulizia, seguita da allontanamento dei miei coinquilini: centinaia di zecche, che da un bel po’ in effetti, mi davano noia!

<<Sì, questi due sono proprio in gamba>> ho pensato ,<< Non me li devo fare scappare!>>. Ecco come, un paio di settimane dopo di 11 anni fa, mi sono ritrovato adottato e trasferito in Germania. Certo il mare della Sardegna all’ inizio un po’ mi è mancato, ma per la compagnia e l’ affetto ricevuto, ne è valsa sicuramente la pena.


          


ZAECK
10 ANNI




Io sono l’ unico nato in questa famiglia. Figlio di Tikal e di Chako, un vicino di casa dal nome esotico, sono cresciuto coccolato all’ interno del branco. Prima quando c’era anche la mia mamma era uno spasso. Giocavo spesso con lei e facevamo a gara a chi era più veloce. Poi quando io ritardavo per strada e Ralf mi richiamava, anche lei mi rimproverava, per non aver ubbidito subito. Per lei io ero sempre il suo cucciolo.

Il mio carattere e le caratteristiche tipiche della mia razza, mi hanno da subito classificato nell’ area dei cani “pericolosi”. Pericoloso io ?? Io piuttosto sono un cane di carattere allegro, irruente e curioso. Amo le coccole e ho un appetito non indifferente. Certo quando qualche sconosciuto si avvicina al mio territorio, forte anche della “squadra” che mi supporta, faccio la voce grossa e allora gli estranei indietreggiano… ; - )

E dire che fino a non molto tempo fa il capo branco, dopo Ralf naturalmente, era Mare. Poi per motivi di anzianità ho dovuto prenderne il posto, anche se il ruolo a me preferito rimane quello dell’ eterno cucciolone.


    



ARGO
7 anni
 



La mia storia inizia in un allevamento di razza, per proseguire durante un periodo dove volevano farmi fare il cane da caccia, per poi arrivare a Casa Delia da Franca e Ralf e sistemarmi definitivamente.

Del primo periodo non voglio neanche parlare, non facevano che stressarmi con gli allenamenti e tenermi rinchiuso. Non capivano il mio spirito libero, la mia voglia di andare a naso in su o in giù a seconda dell’ interesse della traccia. Così un bel giorno decido di scappare e incontro i due nominati sopra. <<che bello! Ma è magrissimo >>. Ti credo gironzolavo orami da un bel po’ e non è che sia facile rimediare qualcosa da mangiare..
<< ehi piccolo, vuoi venire con noi?>>. Io nell’ incoscienza li seguo, vado con loro e faccio la conoscenza degli altri tre cani. Giochiamo insiema e vengo ben accettato. Poi la sera, ho nostalgia della mia libertà, penso di esser caduto dalla padella nella brace. Faccio passare una notte in bianco ai due, disperandomi e piangendo in continuazione. Così l’
indomani vengo riportato al luogo dell’ incontro e lasciato libero. <<<ciao Argo. Vai pure!>>. Mi allontano. 300, 400 metri. Poi all’ improvviso ho un lampo di lucidità: torno indietro sui miei passi e salgo nuovamente in macchina con loro. Allora non so il perché della mia scelta. Oggi sono contentissimo del passo fatto. Oggi se non avessi deciso per loro probabilmente non vivrei più. Come avrebbe fatto un vagabondo a farsi operare tre volte ai legamenti crociati, a esser curato per oltre tre anni con il cortisone a causa di una malattia immunitaria?? Chi avrebbe avuto la pazienza e la tenacia, se non loro? E in ultimo avrei anche rischiato, dopo ca 1 anno e mezzo di zoppia, di aver amputata la zampa posteriore. Invece no: oggi non solo sono guarito, tanto che non ho più bisogno del cortisone, ma corro e saltello sulle mie quattro zampe.
Sono lo spasso di casa e mi diverto un mondo a tenere in movimento l’ allegra brigata. Ah si, l’ ultima bravata l’ ho fatta quest’anno in primavera, dove dopo essermi innamorato, sono scappato per ben tre volte, inseguendo il profumo di chissà quale bella cagnolina. Beh, per fortuna sono stato ritrovato: prima dall’ accalappiacani e poi da Franca, che con pazienza ha saldato un conto salato per potermi riportare a casa! Certo ora non ho più gli attributi… troppo rischioso il fatto dello scappare, ma questo ha favorito positivamente la mia definitiva guarigione e ora posso finalmente vivere libero dalle medicine.

Posso solo dire che, anche questa volta ho avuto : culo!





e i felini....


Micio


Io sono arrivato a casa Delia in un pomeriggio di estate. La famiglia presso la quale abitavo era andata in ferie abbandonandomi letteralmente in campagna. Sì è vero delle persone avrebbero dovuto portarmi la “sbobba” una volta al giorno. Ma che schifo!! Latte e biscotti ammollati.. e questo per tutta l’ estate!? No meglio trasferirsi a casa Delia.

Come ? lì abitano anche 3 cani?? E chissene! Sarà un problema loro, io qui da solo non ci rimango, e poi lì abita anche un gatto tedesco, Hagen ( almeno così lo chiamano). Mah! A me mi hanno chiamato Wyski, tanto vale… Così dopo aver fatto la conoscenza del teutonico, vengo introdotto al resto del branco ribattezzato come Micio e devo dire che da allora sto proprio bene! Ah… i vecchi proprietari senza cuore si sono ripresentati dopo la loro vacanza e mi hanno cercato e chiamato come pazzi… io però prudentemente ho fatto orecchio da mercante e sono rimasto rintanato dentro casa. Qui vivo come un re entro, esco… e se anche nel frattempo il mio amico di giochi tedesco sfortunatamente è stato preso da un pirata della strada, ho la bellissima compagnia di due simpatiche ragazze, Luna e Kiwi ed un vivace giovincello, Leo, con il quale ogni tanto faccio una delle nostre solite scorribande.





LUNA




Io sono stata salvata da mani amorose, evitando di fare la fine del resto della cucciolata e su commissione, sono stata portata a casa Delia, dove i proprietari da poco avevano perso tragicamente il loro gatto Hagen. Con i cani mi sono trovata subito in sintonia, d'altronde loro sono abituati a noi e noi siamo sempre più veloci di loro. Così ho apprezzato subito l’ambiente, la campagna i giri intorno ai campi.
La strada però poteva costare anche a me la vita! Per fortuna con un guizzo ho evitato l’ ostacolo, o meglio non ne sono stata presa in pieno. Il mio femore, con l' impatto, si era spezzato a metà. Dopo essermi trascinata con dolore a casa, fino in cucina, ho aspettato che qualcuno si accorgesse del mio stato, a dir la verità abbastanza pietoso!
La corsa in clinica a Salò ed il gesso hanno fatto il resto. Sono per fortuna guarita, ma certo ho perso in agilità a discapito della siluette. Si, dopo l’ incidente mi muovo poco e ho messo su un po’ di ciccia.
La coda poi ha perso la sensibilità, ma per il resto a casa Delia non mi manca nulla e qui faccio la pacchia!

KIWI



Io sono arrivata in campagna a Casa Delia dentro il motore di una vecchia FIAT panda!! Si proprio così. Ero cucciola e mi piaceva nascondermi dappertutto ad esplorare il mondo. Così un bel giorno mentre mi trovavo non so esattamente dove, ho sentito un rumore spaventoso e poi tutto che tremava, vento da tutte la parti. Il terrore ha proseguito per ca una decina di minuti arrestandosi poi come per miracolo. Ho pensato che quello fosse il momento giusto per uscire fuori da quel coso infernale, ritrovandomi così lontana da casa e dalla cucciolata! Ero arrivata a casa Delia, ero terrorizzata.

Terrorizzata ancora di più quando, solo a fin di bene, Ralf mi ha catturata sentendomi lamentare sola soletta per i campi e mi ha portato dentro casa. Lì ho pensato fosse arrivata prorpio la mia fine. Ero addirittura attorniata da cagnoni grandi e grossi. La mia unica fuga era quella dietro la dispensa, dove solo io potevo arrivare. Sono stata battezzata Kiwi, perchè all’ inizio non facendomi avvicinare potevo essere sia una micina che un micino, allora nel dubbio il mio nome bisex sarebbe andato comunque a pennello.

Con il tempo ho poi preso coraggio e abito qui con i mie amici a quattro zampe ormai da molti anni. Argo è il mio preferito e spesso mi avvicino a lui facendo la carina e cercando un po’ di coccole. Per il resto però sono rimasta sempre un po’ paurosa e diffidente del genere umano. Non posso proprio fare a meno di scappare, se vedo una mano avvicinarsi a me, anche se sono quelle dei miei amorevoli inquilini : - )






LEO



Sono Leo l’ ultimo di questa numerosa famiglia a quattro zampe. Credo che infatti Ralf e Franca non hanno proprio intenzione, almeno volontariamente, di allargare ulteriormente il cerchio! Dicevo che io un bel giorno sono arrivato di mia spontanea volontà a casa Delia.

Mi ricordo di essere letteralmente andato incontro all’allegro gruppetto di cani, gatti e bipedi al ritorno della loro passeggiata dai campi. I cagnoni lì per lì, tale era la mia sicurezza nell’ incedere, mi avevano scambiato per uno dei gatti di casa. Naturalmente poi a distanza ravvicinata accorgendosi dell’ odore estraneo e erano lì, lì pronti per inseguirmi, quando venivo salvato dalle braccia di Franca che, prontamente mi prendeva in braccio sollevandomi dalle bocche avide…
il giorno dopo rischiando brutto, ho oltrepassato il cancello e non mi ricordo più bene come, stretto amicizia con tutti, adottando nel tempo un comportamento più da cane, che da gatto. Ero il piccolo di casa e forse per questo facevo a tutti anche un po’ di tenerezza!

Argo mi sembrò avere qualche lontanissima somiglianza con la mia mamma e quindi fin da subito ho cercato in lui un sostituto. Anche ora che sono adulto, mi piace dividere con lui, praticamente abbracciati, la sua cuccia e così addormentarmi.





Cà Delia



I NS AMICI



PIER: UN UOMO IL NOSTRO MITO!

....sono passati tanti anni dal 1990 la mia prima Marathon de Sables, ne ho corse 9, e quella del 1999 è stata appunto l'ultima, ma l'amore per il
deserto, per quello che  regala e rappresenta, anche al di fuori della
corsa in sè, è rimasto immutato....

lo spirito è sempre quello, correre e divertirsi in libertà, a contatto con
quello che la natura ci regala, per cercare di capire chi siamo, per
arricchirsi  interiormente e possibilmente diventare migliori.

L'amicizia, la solidarietà, il divertimento, l'essere sempre se stessi,
l'affrontare la vita, seppur dura, sempre con il sorriso e il giusto
ottimismo, sono insegnamenti che il deserto dispensa gratis e che se capiti e fatti propri, segnano la pista della nostra vita in maniera importante.

Voi tutti siete sulla pista giusta, non abbandonatela e continuate sempre a correre per il piacere di farlo, in libertà ed in amicizia e con il massimo
rispetto degli altri e di tutto ciò che vi circonda sempre con la giusta
positività ed il sorriso nel cuore(la vita è bella e va vissuta
intensamente... con armonia e gioia!!!).

Un abbraccio , un bacio e
Che il deserto sia semrpe con tutti Noi!!!
Pier
Boavista 07/2008

                                                                              ****



BOA - TEAM....  prossimamente!

Belfagor Aldovini


1° Boa meeting ( Cervia)
 


                               La Location 


......Ralf e...


il mare....


 
                                 ................ arrivano i nostri!



Andrea e la "Badessa"  Nicosia


il Professor Aldovini ed il Mago Zanella,




si parte...



tutti insieme allegramente....


uno .. spasso!!!!



che merita una replica.



Allenamento in riva al mare : - )



un brindisi di buon auspicio....


ce lo siamo meritato!


                                                                                 "4"


il  Presidente Bonavita



attenzione.....




pinzimonio all' "Aldovini"  ....




BOA.....Breakfast...





passeggiata a M.M.


ancora un caffè .....






Grazie Andrea: ottima organizzazione!


tutti soddisfatti.....!



anche l' indovino Zanella....



adesso tutti a casa e alla prossima.....!!!!

                                                                             ****


CAPO VERDE




 

Breve Descrizione delle Isole di Capo Verde (da cvfaidate.com )


Capo Verde non è un territorio omogeneo.
Non lo è l’Italia che è penisola. Come potrebbe esserlo un paese di dieci isole (di cui nove abitate)?! Le isole si possono suddividere così:
-Sal
è completamente in mano ai grandi e piccoli operatori immobiliari e turistici, con grandi alberghi e piccole strutture turistiche che boccheggiano in quanto i Tour Operators, che volano con i charter, offrono spesso soggiorni settimanali (volo+ pensione completa) a prezzo appena superiore al solo volo.
Questa isola offre un mare meraviglioso e splendide spiagge di sabbia dorata. Vivrete però tra italiani (turisti e “imprenditori”), parlerete italiano e spenderete in euro. Una sorta di Rimini, insomma, ma molto, molto più bella!
Oltre al sole e al mare, l’isola offre veramente poco. Quello che c’è da vedere può occupare, al massimo, un giorno.
Noi consiglieremmo ad un turista di vederla unicamente tornando a Sal, il giorno prima del volo internazionale che lo riporterà in Italia.

-Boavista sta correndo velocemente verso lo stesso futuro di Sal soprattutto da quando, il 31 ottobre 2007, è stato aperto l'aeroporto internazionale utilizzabile dai voli charter.
Inoltre l’isola, pur avendo spiagge meravigliose, è molto più grande, più bella e più interessante di Sal. Purtroppo l’atmosfera che si respira a Sal Rei, il capoluogo, alla sera, non è più quella capoverdiana. E' ormai quella del “folklore per turisti” che hanno pagato e “quindi devono divertirsi”.

-Santiago e Maio hanno aspettato per anni l’apertura dell’aeroporto internazionale di Praia (che è stato inaugurato, infine, il 6 ottobre 2005) per aprirsi al turismo. È troppo presto per valutare l’impatto che questa opportunità avrà sul flusso turistico di queste isole, data l’attuale assenza di infrastrutture e la precarietà dei trasporti via mare.
Santiago è, comunque, l’isola più grande e accoglie più della metà degli abitanti di tutto l’arcipelago. E’ molto bella e, senz’altro, la più varia. Poche, ma ci sono, le spiagge di sabbia.
Da sola vale una settimana di vacanza.
Praia, la capitale, è, forse, l’unica città dell’arcipelago in cui si possono trovare, ad ondate, approvvigionamenti di tutti i generi. Per contro, essendo sovrappopolata (ci abitano oltre un quarto degli abitanti di tutto l’arcipelago) sta conoscendo un rapido sviluppo, soprattutto edilizio, a cui è correlata la nascita di una piccola micro-delinquenza.
Maio, piccolissima, ha 83 chilometri di spiagge dorate ed è ancora pressoché sconosciuta al turismo di massa. Una colonia di italiani, di solito completamente avulsi dalla vita dell’isola, imprenditori, costruttori, o, semplicemente, affaristi ha recentemente contribuito a cambiare leggermente il panorama di Vila do Maio, il capoluogo, e dintorni. La riservatezza e la cordialità degli abitanti permette comunque di godere, ancora e se si vuole, di bellezze naturali e ritmi di altri tempi.
Dista da Santiago dieci minuti di volo.

-Fogo è una montagna, un vulcano ancora attivo, gettata in mare. La sabbia (poche le spiagge balneabili) è nera come il carbone.
Il clima e il regime delle piogge ne fanno l’unica isola dell’arcipelago completamente autonoma (dicono) dal punto di vista alimentare.
Fantastica una escursione nel cratere del diametro di 12 chilometri.

-S.Vicente è, soprattutto, Mindelo; una cittadina che conserva intatto l’aspetto che aveva a fine ‘800. È la capitale culturale di Capo Verde.
La musica (meravigliosa!), l’arte, quel poco di artigianato che esiste a Capo Verde proviene, quasi tutto, da quest’isola. Ci sono anche spiagge bellissime ma le più belle bisogna andarsele a cercare, in auto o in taxi.

-Le altre isole (Brava a sud, S.Nicolau e S.Antao a nord), anche loro bellissime, sono mal collegate (la prima e l’ultima addirittura non collegate per aereo) e il turismo che vedranno, solo in futuro, non sarà, probabilmente, un turismo di massa. Sono le preferite da chi ama i trekking e le lunghe camminate. Pochi gli arenili. Bellissima la natura selvaggia e imponente.
Brava l’isola più piccola dell’arcipelago (quella più a sud) gode anche di un microclima che la rende più fresca e più umida delle altre. I capoverdiani la chiamano “l’isola dei fiori”.




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